Agricoltura Biologica : Considerazioni Circa Il Nuovo Regolamento Approvato Dall’UE

L’italia è il paese europeo che registra l’ aumento  più importante di aziende biologiche, il rischio che questo risultato si blocchi o addirittura regredisca è reale se le maglie della legge piuttosto che stringersi a tutela delle produzioni biologiche si allargano a favore di una disomogeneità delle legislazioni nazionali e di  un import sconsiderato.

Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il nuovo regolamento UE sull’agricoltura biologica 2018/848 che entrerà in vigore nel 2021

Leggiamo nelle considerazioni di apertura del documento che:

“La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione alimentare basato sull’interazione tra le migliori prassi in materia di ambiente ed azione per il clima, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali e l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e norme rigorose di produzione confacenti alle preferenze di un numero crescente di consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali.

La produzione biologica esplica pertanto una duplice funzione sociale, provvedendo, da un lato, a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici da parte dei consumatori e, dall’altro, fornendo al pubblico beni che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale”

Questo ci rallegra, in qualità di produttori, abbiamo sposato in pieno quanto sostenuto Ma abbiamo dei dubbi circa due  punti critici.

Prima di tutto la facoltà concessa ai singoli Stati di mantenere regole e soglie meno restrittive per i residui di fitofarmaci o di contaminazione da Ogm.

Poi la possibilità di continuare a produrre «biologicamente» anche in serre e senza terra ma su substrati artificiali.

Credo ci sia poco da commentare, i singoli stati non devono avere regole diverse per un mercato unico, non è concepibile permettere soglie di residui di fitofarmaci e contaminazioni OGM.

L’Italia ha adottato misure per stabilire le soglie massime per le sostanze non autorizzate nei cibi biologici .

La nuova norma prevede infatti che i paesi che le applicano, come ad esempio l’Italia, potranno continuare a farlo, MA non potranno impedire la commercializzazione di prodotti provenienti da paesi europei che si comportano diversamente.

Senza parlare della produzione di vegetali fuori dal suolo, che per i prossimi dieci anni sono legalmente autorizzate…piante che non vengono coltivate nel terreno …..siamo di fronte ad un completo e pieno disallineamento con i principi base della produzione biologica.

La concorrenza sleale non è più uno spettro che nascosto dalle ombre intimorisce ma non spaventa, con questa norma, diviene reale e mostruoso.

L’Italia – ha dichiarato il ministro Centinaio – si conferma leader europeo per l’agricoltura biologica, sia in termini di mercato sia in termini di superfici. Abbiamo tre anni per lavorare alle modifiche necessarie a rendere, ad esempio, ancora più stringenti le regole sulla qualità oppure per lavorare e correggere il tiro su temi come le deroghe o la conversione”.

Siamo in sintonia con quanto dichiarato il Ministro, ci auguriamo che le regole stringenti, i controlli serrati siano uguali per tutti; Che il il regime di importazione da Paesi terzi si reso più trasparente; che nel momento in cui verranno rinegoziate le intese vengano fatte rispettare tutte le indicazioni e i controlli a cui sono sottoposti gli operatori nazionali

Nella norma che stiamo commentando, viene previsto che dal 2021 operatori Ue ed Extra Ue godranno di assoluta parità, ci auguriamo sia così.

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Il Coraggio Della Lentezza

lentezza

Leggo con vivo interesse il libro Grani Antichi di Gabriele Bindi, un passo che condivido pienamente e  che parla di come è stata cancellata la lentezza, elemento sul quale sto tentando di costruire BioLu.
Ve ne faccio parte:
“L’alimentazione di oggi poggia su basi malferme. Il pane sulla tavola è diventato nostro nemico. È un paradosso, ma ciò che dovrebbe nutrirci è causa primaria di iperglicemia, obesità, ipertensione, infiammazioni, malattie, per non parlare dei problemi dell’inquinamento e di sfruttamento del lavoro. Dispiace dirlo, ma non si salva neppure la dieta mediterranea, per quantità e qualità di ciò che ogni giorno apparecchiamo sulle nostre tavole. Le sue fondamenta sono state danneggiate dalle cattive abitudini, e da una scarsa attenzione all’ origine alla produzione del cibo. I motivi di questo oblio o degradazione dei più saldi principi della tradizione sono da addebitare sicuramente a uno stile di vita consumistico, ma anche a una trasformazione profonda dei sistemi produttivi nei campi, a cui non è tanto facile sottrarsi, neppure per chi si muove agilmente tra gli scaffali degli alimenti biologici al supermercato. Se il pane che mangiamo non ci nutre, se la terra è più inquinata, se gli agricoltori abbandonano i campi è anche perchè abbiamo riposto troppa fiducia nel mercato. In quel grande supermarket globale che si ha sedotti e abbandonati. Non c’è bisogno di scomodare I testi sacri per capire di aver sposato un modello sbagliato di economia e di cultura. Il motivo è sotto l’occhio di tutti: abbiamo abbracciato la velocità, la produttività, l’espansione dimenticandoci di tutto il  resto. Abbiamo sovvertito I cicli naturali, che comprendevano le rotazioni delle colture, ma anche I tempi di lavorazione delle farine, la lievitazione del nostro pane, l’essiccazione della pasta.
Con un colpo di spugna abbiamo cancellato la lentezza.

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