PANE con SEMOLA di GRANO DURO SEMINTEGRALE “SENATORE CAPPELLI” 

PANE con SEMOLA di GRANO DURO SEMINTEGRALE “SENATORE CAPPELLI”

Ecco a voi la ricetta per fare questo tipo di pane comodamente a casa vostra.

 

 

810 g Semola di Grano Duro Semintegale
630 g Acqua
3 g lievito fresco
20 g sale fino
20 g olio EVO

Versare la farina in una ciotola, aggiungere il lievito e più della metà dell’acqua e iniziare a impastare.

Una volta che gli ingredienti iniziano a legare tra di loro, un po’ alla volta aggiungere la restante acqua il sale e per ultimo l’olio.

Impastare fino ad ottenere un impasto morbido e liscio circa 20/25 minuti.

Lasciare l’impasto in un contenitore chiuso per 4 ore a temperatura ambiente per poi metterlo in frigorifero per 24 ore.

Trascorso questo tempo riprendere l’impasto formare i panetti (peso e forma a piacere) lasciare ancora 40 minuti fuori forno e infornare a forno già caldo a 180 gradi in modalità statico per circa 40 minuti.

Per la farina vi potete rivolgere a @bioluaziendaagricola , la ricetta ve l’ho data io e adesso non vi resta che mettere le mani in pasta.

Giuseppe Capone  @giuseppecapone85

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Il Coraggio Della Lentezza

lentezza

Leggo con vivo interesse il libro Grani Antichi di Gabriele Bindi, un passo che condivido pienamente e  che parla di come è stata cancellata la lentezza, elemento sul quale sto tentando di costruire BioLu.
Ve ne faccio parte:
“L’alimentazione di oggi poggia su basi malferme. Il pane sulla tavola è diventato nostro nemico. È un paradosso, ma ciò che dovrebbe nutrirci è causa primaria di iperglicemia, obesità, ipertensione, infiammazioni, malattie, per non parlare dei problemi dell’inquinamento e di sfruttamento del lavoro. Dispiace dirlo, ma non si salva neppure la dieta mediterranea, per quantità e qualità di ciò che ogni giorno apparecchiamo sulle nostre tavole. Le sue fondamenta sono state danneggiate dalle cattive abitudini, e da una scarsa attenzione all’ origine alla produzione del cibo. I motivi di questo oblio o degradazione dei più saldi principi della tradizione sono da addebitare sicuramente a uno stile di vita consumistico, ma anche a una trasformazione profonda dei sistemi produttivi nei campi, a cui non è tanto facile sottrarsi, neppure per chi si muove agilmente tra gli scaffali degli alimenti biologici al supermercato. Se il pane che mangiamo non ci nutre, se la terra è più inquinata, se gli agricoltori abbandonano i campi è anche perchè abbiamo riposto troppa fiducia nel mercato. In quel grande supermarket globale che si ha sedotti e abbandonati. Non c’è bisogno di scomodare I testi sacri per capire di aver sposato un modello sbagliato di economia e di cultura. Il motivo è sotto l’occhio di tutti: abbiamo abbracciato la velocità, la produttività, l’espansione dimenticandoci di tutto il  resto. Abbiamo sovvertito I cicli naturali, che comprendevano le rotazioni delle colture, ma anche I tempi di lavorazione delle farine, la lievitazione del nostro pane, l’essiccazione della pasta.
Con un colpo di spugna abbiamo cancellato la lentezza.

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