Grano Tenero GentilRosso, Il Gigante Buono

grano tenero GentilRosso, Azienda Agricola BioLu

Il grano tenero GentilRosso è una varietà di frumento a taglia alta, di antica costituzione. Per molti anni è stato il grano più coltivato in Italia. Viene progressivamente abbandonato a causa dell’introduzione di varietà moderne più produttive. Risulta essere più antico del Senatore Cappelli.

Come altre varietà di antica costituzione è caratterizzato da un contenuto proteico maggiore rispetto alle varietà moderne. In un studio condotto in Emilia Romagna (Progetto VIRGO) è chiaramente emerso che i “valori più elevati di attività antiossidanti sono stati osservati per le varietà di antica costituzione…GentilRosso”; dallo stesso studio emerge ancora che le varietà a taglia alta presentano un contenuto maggiore in fibra insolubile rispetto a varietà moderne.

Il GentilRosso è caratterizzato da una elevata attività prebiotica e cioè ricco di sostanze che non vengono assorbite dall’organismo ma utilizzate dalla flora intestinale. I prebiotici favoriscono lo svilupparsi di specie batteriche importanti perla salute digestiva dell’organismo. Rappresenta, quindi, un alimento benefico per la salute.

Ha un contenuto di glutine molto basso e un buon tenore proteico.

La sua farina si presta alla preparazione di pane, pizza, focacce, dolci, pasta all’uovo. L’impasto risulta poco elastico per il ridotto contenuto di glutenina che rende il glutine più tenace. Poco tenace ma molto più digeribile.

Il nostro campo è stato seminato a novembre, ha una spiga alta ed ha assunto una bella sfumatura tendente al rossiccio.

Il Coraggio Della Lentezza

lentezza

Leggo con vivo interesse il libro Grani Antichi di Gabriele Bindi, un passo che condivido pienamente e  che parla di come è stata cancellata la lentezza, elemento sul quale sto tentando di costruire BioLu.
Ve ne faccio parte:
“L’alimentazione di oggi poggia su basi malferme. Il pane sulla tavola è diventato nostro nemico. È un paradosso, ma ciò che dovrebbe nutrirci è causa primaria di iperglicemia, obesità, ipertensione, infiammazioni, malattie, per non parlare dei problemi dell’inquinamento e di sfruttamento del lavoro. Dispiace dirlo, ma non si salva neppure la dieta mediterranea, per quantità e qualità di ciò che ogni giorno apparecchiamo sulle nostre tavole. Le sue fondamenta sono state danneggiate dalle cattive abitudini, e da una scarsa attenzione all’ origine alla produzione del cibo. I motivi di questo oblio o degradazione dei più saldi principi della tradizione sono da addebitare sicuramente a uno stile di vita consumistico, ma anche a una trasformazione profonda dei sistemi produttivi nei campi, a cui non è tanto facile sottrarsi, neppure per chi si muove agilmente tra gli scaffali degli alimenti biologici al supermercato. Se il pane che mangiamo non ci nutre, se la terra è più inquinata, se gli agricoltori abbandonano i campi è anche perchè abbiamo riposto troppa fiducia nel mercato. In quel grande supermarket globale che si ha sedotti e abbandonati. Non c’è bisogno di scomodare I testi sacri per capire di aver sposato un modello sbagliato di economia e di cultura. Il motivo è sotto l’occhio di tutti: abbiamo abbracciato la velocità, la produttività, l’espansione dimenticandoci di tutto il  resto. Abbiamo sovvertito I cicli naturali, che comprendevano le rotazioni delle colture, ma anche I tempi di lavorazione delle farine, la lievitazione del nostro pane, l’essiccazione della pasta.
Con un colpo di spugna abbiamo cancellato la lentezza.